03 feb 2007

Produrre di più, a meno....


Confesso, sono diffidente delle terze o quarte generazioni di un prodotto. Si tratti di un'auto, di una lavastoviglie o di uno stereo. A mio avviso le seconde generazioni sono sempre le migliori. Quelle successive invece, beh ci arriviamo...

Vedete, comprare la prima versione di qualcosa e' sempre rischioso, ci sono sicuramente dei difetti. Difetti che il costruttore non è riuscito a tirare fuori durante le fasi di test, e che invariabilmente emergono solo quando la gran massa degli utenti si mette ad usare il nuovo prodotto. Niente di disastroso, c'è una cultura della qualità generalmente matura, che fa si che i difetti generalmente non uccidano l'acquirente, ma gli regalino al più delle seccature. Almeno, capita quasi sempre cosi'.

Le seconde versioni di un prodotto, nascono per permettono al costruttore di correggere i difetti imprevisti oppure quelli dovuti ad una commercializzazione frettolosa. La secdonda versione e' quella che assomiglia di più al prodotto come doveva essere inizialmente.

Ok, e i restyle successivi a che servono? Forse, a migliorare ancora di più il prodotto per renderlo ancor più competitivo?
Sicuramente, ma generalmente le versioni successive non introducono nuove funzionalità o migliorie visibili. Che cosa ha fatto il produttore?
Beh! e' facile, ha migliorato il prodotto dal SUO punto di vista, cioè ha trovato un modo per risparmiare sui costi di produzione. E anche questa è una miglioria, potrà abbssare il prezzo del prodotto, oppure guadagnare margine.
A questo punto c'e' spazio per un aneddoto.
Henry Ford fa analizzare dai suoi decine di discariche negli Stati Uniti. Vuole capire quale parte della sua Fort modello T sia la piu' durevole. I risultati dell'indagine sul campo individuano nel perno dello sterzo la parte più robusta del modello T. Di tutti i modelli analizzati, pochissimi perni dello sterzo sono stati trovati danneggiati.
A questo punto il geniale signor Ford ordina che in azienda siano acquistati perni di qualità più bassa, così da poter risparmiare sui costi di produzione.
In sintesi la domanda che si fa un produttore onesto (si badi bene) di fronte ad un prodotto che è soddisfacente, non e':"Come posso migliorarlo", bensì: "Come posso produrlo spendendo meno". Meno, magari al prezzo di influggere qualche piccola seccatura agli utenti, ma comunque risparmiando.
Tra parentesi, un perno dello sterzo che si spezza, mentre te ne vai in giro, non e' una piccola seccatura, al contrario,è quel genere di cose che puo' rovinarti la giornata o uccidere te, i tuoi cari e qualche ignaro passante.
Con buona pace delle mani invisibili, sicuramente pensare come produrre un certo bene spendendo meno, è un miglioramento per l'economia e quindi per la società che la ospita. Ma, mi pare, vi siano casi dove il singolo non ha un grande beneficio.
..... (modifico il post la mattina successiva)...
Ripensandoci, dopo qualche ora. Il software forse è uno dei prochi prodotti che sfugge alla dinamica descritta sopra. Il software non ha costi industriali di produzione, ha invece solo costi di sviluppo.
Una volta che un programma è stato sviluppato produrne 10, 100 o 10 milioni di copie ha più o meno lo stesso costo. Viene da pensare che le realease successive siano sempre migliori. In generale direi che è vero, tranne nel caso in cui ci si fa prendere la mano e tra una release e l'altra si decide di riscrivere pesantemente il software invece di applicare dei semplici bugfix. La storia e' piena di fallimenti simili (Wordstar per fare un nome), tragici sia per i produttori che per gli utenti.

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