Un grazie a Luca Bottura di Radio Capital, stamattina in auto avevo le lacrime agli occhi ascoltando la sua tramissione: Lateral ( qua la trascrizione, ne vale la pena).
E poi ci si è messo anche Gasparri che ha subito creato i presupposti per un feeling molto positivo con il nuovo presidente, commentando l'elezione così: "Al Qaeda ora forse è più contenta".
Per chi ha il gusto dell'orrido collego anche l'audio.
Senza entrare nel merito della rozzezza argomentativa delle affermazioni di Gasparri, rimane solo un dubbio: Ma perché qualcuno sente il bisogno di aprire così positivamente con il neo presidente della nazione più potente del mondo? Gusto per l'idiozia pura?
Anch'io mi vergognerei per loro... se li avessi votati! :-)
5 nov 2008
2 nov 2008
L'eredità di Bush
Come il nostro presidente del consiglio, anch'io non ho alcun dubbio che il presidente W. Bush sarà ricordato nella storia degli Stati Uniti.Scopro oggi, grazie ad Alessio, che anche il Fukuyama , storico alfiere della destra americana, pensa che Bush sia riuscito a distinguersi come presidente. La presidenza Bush è stata talmente singolare che lo stesso Fukuyama voterà per Obama così da prendere le distanze da tutta l'ala Repubblicana dopo i disastri di creati da W..
Devo ancora capire se Bush, nella graduatoria tra i peggiori presidenti degli Stati Uniti, verrà prima o dopo Nixon.
Il problema è che in questi anni si è lavorato molto per rivalutare la figura di "Tricky Dicky", e per questo credo che alla fine, George Walter "Cespuglietto" abbia buone chances di spuntarla diventando il primo di quella lista.
1 nov 2008
La parte più difficile del cielo.
In libreria qualche giorno fa ho adocchiato un libro di una celebre giornalista italiana. Il libro, è un libro inchiesta sulla situazione delle donne in Italia. In questo l'autrice porta in evidenza i casi di successo nel nostro paese. Il fatto che "l'altra metà del cielo" stia piano piano diventando "la parte più importante di esso".
Le donne, com'era inevitabile, grazie alle loro capacità e al loro impegno si sono fatte strada nelle stanze dei bottoni dell'Italia. E' questa la tesi del libro: In questo periodo di stasi e immobilismo, rappresentano sicuramente la parte più vivace e attiva del paese.
In una riga: "Se da queste parti qualche cosa si muove è merito delle donne".
Fin qua niente di strano, ritengo personalmente le donne, in media più stabili, più intelligenti e più determinate degli uomini. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, come per esempio nelle graduatorie dei risultati degli esami scolastici.
Appartengo ormai ad una generazione che non ha mai visto niente di bizzarro o anomalo in questo fenomeno.
Dunque ero in libreria e stavo guardando il risvolto di questo libro, mentre mentalmente cercavo di visualizzare il volto della famosa giornalista.
Ora caso vuole, che proprio questa abbia iniziato recentemente a condurre una trasmissione in prima serata su un'emittente nazionale e che questo mi abbia permesso di rivederla in volto, dopo un lungo periodo in cui è stata assente dalla vista delle telecamere.
A quel punto mi sono ricordato come la prima impressione che ho avuto, dopo averla appena rivista, è stata:"Chi è questa? il volto è familiare, sono sicuro di averla già vista prima ma non riesco a riconoscerla. Perché?".
Sono stato a guardare il promo della trasmissione per un po' prima di prima di comprenderne la causa e riconoscere la persona. Il volto che avevo sullo schermo, mi riusciva solo parzialmente familiare perché reduce da una serie di interventi di chirurgia plastica.
Labbra a canotto, punturine di botox e forse anche un rinforzo degli zigomi, avevano modificato la fisionomia e l'espressività di un volto che conoscevo fino a rendermelo estraneo.
Un viso che la presenza in prima serata mi aveva reso praticamente familiare.
Intendiamoci, il risultato di questo intervento non era niente di postumano o paragonabile alle cose agghiaccianti che purtroppo si vedono. Mi viene in mente, per esempio, un esperimento mal riuscito fatto dalla sorella di un noto stilista. Ma, in questo caso, la differenza somatica tra il "prima" e il "dopo" era comunque notevole.
L'intervento ha trasformato, quel volto familiare da cinquantenne che ha vissuto e combattuto, in un volto ingraziosito e lisciato, più aderente ad un canone di "bellezza" comune e stereotipato, degno di essere mutuato direttamente da un serial TV.
Quali sono gli elementi sociale, personali che obbligano una donna affermata, con un successo incredibile, bella e intelligente ad andare sotto i ferri per farsi "sistemare" così
Quali sono i meccanismi perversi che non permettono ad una donna, che ha pieno successo nella vita, di accettarsi e di farsi accettare per com'è e per com'è diventata?
Quel libro stavo quasi per comprarlo. Ma poi l'ho lasciato giù. Ho percepito la verità che conteneva ed ero incuriosito dalle storie che narrava. Ma, allo stesso tempo, ho anche sentito che al di la dei trionfalismi c'è ancora molto da raccontare sulle donne.
E quello è un libro ancora da scrivere.
P.S.
A posteriori temo che questo POST grondi comunque di moralismo. Ottica che lo scrivente intendeva assolutamente evitare.
Però,alla fine, mettersi sul pulpito e fare la predica "agli altri" o "alle altre",, è proprio becero moralismo.
Non ho purtroppo ideato un modo più elegante per raccontarvi il pensiero che ho avuto guardando la copertina di quel libro.
Ci ho messo due settimane a partorire 'sto post. Scusate ma meglio di così non mi è venuto.
Le donne, com'era inevitabile, grazie alle loro capacità e al loro impegno si sono fatte strada nelle stanze dei bottoni dell'Italia. E' questa la tesi del libro: In questo periodo di stasi e immobilismo, rappresentano sicuramente la parte più vivace e attiva del paese.
In una riga: "Se da queste parti qualche cosa si muove è merito delle donne".
Fin qua niente di strano, ritengo personalmente le donne, in media più stabili, più intelligenti e più determinate degli uomini. I risultati sono sotto gli occhi di tutti, come per esempio nelle graduatorie dei risultati degli esami scolastici.
Appartengo ormai ad una generazione che non ha mai visto niente di bizzarro o anomalo in questo fenomeno.
Dunque ero in libreria e stavo guardando il risvolto di questo libro, mentre mentalmente cercavo di visualizzare il volto della famosa giornalista.
Ora caso vuole, che proprio questa abbia iniziato recentemente a condurre una trasmissione in prima serata su un'emittente nazionale e che questo mi abbia permesso di rivederla in volto, dopo un lungo periodo in cui è stata assente dalla vista delle telecamere.
A quel punto mi sono ricordato come la prima impressione che ho avuto, dopo averla appena rivista, è stata:"Chi è questa? il volto è familiare, sono sicuro di averla già vista prima ma non riesco a riconoscerla. Perché?".
Sono stato a guardare il promo della trasmissione per un po' prima di prima di comprenderne la causa e riconoscere la persona. Il volto che avevo sullo schermo, mi riusciva solo parzialmente familiare perché reduce da una serie di interventi di chirurgia plastica.
Labbra a canotto, punturine di botox e forse anche un rinforzo degli zigomi, avevano modificato la fisionomia e l'espressività di un volto che conoscevo fino a rendermelo estraneo.
Un viso che la presenza in prima serata mi aveva reso praticamente familiare.
Intendiamoci, il risultato di questo intervento non era niente di postumano o paragonabile alle cose agghiaccianti che purtroppo si vedono. Mi viene in mente, per esempio, un esperimento mal riuscito fatto dalla sorella di un noto stilista. Ma, in questo caso, la differenza somatica tra il "prima" e il "dopo" era comunque notevole.
L'intervento ha trasformato, quel volto familiare da cinquantenne che ha vissuto e combattuto, in un volto ingraziosito e lisciato, più aderente ad un canone di "bellezza" comune e stereotipato, degno di essere mutuato direttamente da un serial TV.
Quali sono gli elementi sociale, personali che obbligano una donna affermata, con un successo incredibile, bella e intelligente ad andare sotto i ferri per farsi "sistemare" così
Quali sono i meccanismi perversi che non permettono ad una donna, che ha pieno successo nella vita, di accettarsi e di farsi accettare per com'è e per com'è diventata?
Quel libro stavo quasi per comprarlo. Ma poi l'ho lasciato giù. Ho percepito la verità che conteneva ed ero incuriosito dalle storie che narrava. Ma, allo stesso tempo, ho anche sentito che al di la dei trionfalismi c'è ancora molto da raccontare sulle donne.
E quello è un libro ancora da scrivere.
P.S.
A posteriori temo che questo POST grondi comunque di moralismo. Ottica che lo scrivente intendeva assolutamente evitare.
Però,alla fine, mettersi sul pulpito e fare la predica "agli altri" o "alle altre",, è proprio becero moralismo.
Non ho purtroppo ideato un modo più elegante per raccontarvi il pensiero che ho avuto guardando la copertina di quel libro.
Ci ho messo due settimane a partorire 'sto post. Scusate ma meglio di così non mi è venuto.
29 ott 2008
Cosa NON è la democrazia.
In questi giorni è tornato in auge il dibattito sulla legge elettorale, seppur in chiave Europea. Il pendolarismo obbligandomi "all'arricchimento" cognitivo forzoso dovuto all'ascolto della Radio, mi permette di cogliere alcuni spunti. Ho infatti modo di ascoltare gli interventi degli ascoltatori, della persone comuni, che chiamando in trasmissione, hanno la possibilità di esprimere il proprio pensiero.
Un intervento sentito giusto stasera, mi ha illuminato.
La discussione verteva sulla legge elettorale per le prossime elezioni Europee. Tra il punto di vista del Cavaliere nazionale e quello degli oppositori. Preferenze si, preferenze no, sbarramento si, oppure no, al 3% al 4% al 5%.
Insomma, dato l'assunto che il sistema elettorale perfetto non esista, tutta questa discussione era molto tecnica e speculativa allo stesso tempo.
Ad un certo punto telefona questo ascoltatore e apre così:
"Insomma basta con questa storia della legge elettorale e con le preferenze, noi cittadini non siamo in grado di valutare cosa fanno i nostri eletti in parlamento.
Non siamo proprio in grado di valutare queste cose. E' roba troppo tecnica.
Secondo me dovremmo una volta eletto quello che ci da fiducia, dovremmo far scegliere a lui chi mandare in Europa.
Tanto vale mandare quello che ci piace di più e chiuderla li"
Naturalmente il conduttore della trasmissione ha fatto un vano tentativo di spiegare all'ascoltatore come il suo ragionamento fosse ad un passo da delegittimare qualsiasi democrazia rappresentativa.
Ma, stasera non mi interessa approfondire il punto di vista delirante di chi ha telefonato. Cerco invece di immaginare che cosa persone simili abbiano in testa.
Quali tipo di pensieri devono coltivare per partorire con naturalezza concetti da "Democrazia incompiuta".
Che cos'è, che valore ha la rappresentanza per una persona che afferma la sua incapacità di comprendere e alla fine di valutare l'operato dei propri rappresentanti?
Con quale motivazione una persona simile va in una cabina di voto e vota? Cosa lo spinge e lo motiva ad uscire di casa a fare questa fatica?
Qual è il valore del voto?
Poi un'illuminazione.
La scelta.
Per questa persona qua, il valore del voto è legato unicamente alla possibilità di scegliere.
Il ragionamento è più o meno questo:
"Non so cosa faranno i miei rappresentanti, non riesco a capire e a valutarli. Allora l'unica libertà che ho è scegliere. E' comunque l'unica opzione che posso esercitare.
Scegliere questo invece di quello. Questo mi piace, quello no. Eleggo questo"
Questa è l'incarnazione e l'espressione della democrazia per questi elettori.
Un dovere che si fa in una cabina elettorale, nel momento in cui si è chiamati a farlo. Inizia e finisce li. Il problema è che se si abdica la possibilità di scegliere e di comprendere, con quali elementi possiamo preferire un candidato ad un altro?
provo a mettere giù un altro concetto.
La Democrazia è un prodotto.
Ma si, è così che questi se la devono immaginare. Nel momento in cui si abdica la volontà di approfondimento e di comprensione non rimane altro. C'è solo l'opzione di scegliere. Prendere o lasciare qualche cosa.
E' come se ci fosse un grande supermercato dove puoi entrare gratuitamente. Ogni cittadino ha diritto di entrare. Quando ci sono le elezioni, può e deve entrare e scegliere il prodotto, candidato, che gli piace di più. Scegliere un candidato è come scegliere un sapone o un cappotto. Una scelta guidata dalla preferenza come quella che si compie per scegliere il colore del cappotto o la schiuma da barba.
E' un diritto scegliere il candidato.
Poi, il candidato eletto andrà al governo e incarnerà in qualche modo la fiducia dell'elettore.
L'elettore non deve valutare con il microscopio quello che fanno i rappresentanti ed entrare nel merito. Il suo scopo fidarsi e verificare la tenuta della fiducia alle prossime elezione.
Deve fidarsi del candidato e votare con "la pancia".
Probabilmente questo genere di elettori esiste in tutte le democrazie civili. Sono la fascia d'elettorato che si conquista a colpi di slogan e probabilmente rimangono anche più fedeli. Più tetragoni e stolidi nei loro convincimenti. Probabilmente ogni schieramento politico ha i suoi.
Certo se questi iniziano a diventare una percentuale rilevante del corpo elettorale, allora la musica cambia.
E può cambiare in modo inquietante.
Spero per il bene del nostro paese che il gentile ascoltatore di ieri sera sia un caso isolato. E che da queste parti ci si pregi, indifferentemente a quale schieramento si appartenga, di continuare ad usare la testa.
Un intervento sentito giusto stasera, mi ha illuminato.
La discussione verteva sulla legge elettorale per le prossime elezioni Europee. Tra il punto di vista del Cavaliere nazionale e quello degli oppositori. Preferenze si, preferenze no, sbarramento si, oppure no, al 3% al 4% al 5%.
Insomma, dato l'assunto che il sistema elettorale perfetto non esista, tutta questa discussione era molto tecnica e speculativa allo stesso tempo.
Ad un certo punto telefona questo ascoltatore e apre così:
"Insomma basta con questa storia della legge elettorale e con le preferenze, noi cittadini non siamo in grado di valutare cosa fanno i nostri eletti in parlamento.
Non siamo proprio in grado di valutare queste cose. E' roba troppo tecnica.
Secondo me dovremmo una volta eletto quello che ci da fiducia, dovremmo far scegliere a lui chi mandare in Europa.
Tanto vale mandare quello che ci piace di più e chiuderla li"
Naturalmente il conduttore della trasmissione ha fatto un vano tentativo di spiegare all'ascoltatore come il suo ragionamento fosse ad un passo da delegittimare qualsiasi democrazia rappresentativa.
Ma, stasera non mi interessa approfondire il punto di vista delirante di chi ha telefonato. Cerco invece di immaginare che cosa persone simili abbiano in testa.
Quali tipo di pensieri devono coltivare per partorire con naturalezza concetti da "Democrazia incompiuta".
Che cos'è, che valore ha la rappresentanza per una persona che afferma la sua incapacità di comprendere e alla fine di valutare l'operato dei propri rappresentanti?
Con quale motivazione una persona simile va in una cabina di voto e vota? Cosa lo spinge e lo motiva ad uscire di casa a fare questa fatica?
Qual è il valore del voto?
Poi un'illuminazione.
La scelta.
Per questa persona qua, il valore del voto è legato unicamente alla possibilità di scegliere.
Il ragionamento è più o meno questo:
"Non so cosa faranno i miei rappresentanti, non riesco a capire e a valutarli. Allora l'unica libertà che ho è scegliere. E' comunque l'unica opzione che posso esercitare.
Scegliere questo invece di quello. Questo mi piace, quello no. Eleggo questo"
Questa è l'incarnazione e l'espressione della democrazia per questi elettori.
Un dovere che si fa in una cabina elettorale, nel momento in cui si è chiamati a farlo. Inizia e finisce li. Il problema è che se si abdica la possibilità di scegliere e di comprendere, con quali elementi possiamo preferire un candidato ad un altro?
provo a mettere giù un altro concetto.
La Democrazia è un prodotto.
Ma si, è così che questi se la devono immaginare. Nel momento in cui si abdica la volontà di approfondimento e di comprensione non rimane altro. C'è solo l'opzione di scegliere. Prendere o lasciare qualche cosa.
E' come se ci fosse un grande supermercato dove puoi entrare gratuitamente. Ogni cittadino ha diritto di entrare. Quando ci sono le elezioni, può e deve entrare e scegliere il prodotto, candidato, che gli piace di più. Scegliere un candidato è come scegliere un sapone o un cappotto. Una scelta guidata dalla preferenza come quella che si compie per scegliere il colore del cappotto o la schiuma da barba.
E' un diritto scegliere il candidato.
Poi, il candidato eletto andrà al governo e incarnerà in qualche modo la fiducia dell'elettore.
L'elettore non deve valutare con il microscopio quello che fanno i rappresentanti ed entrare nel merito. Il suo scopo fidarsi e verificare la tenuta della fiducia alle prossime elezione.
Deve fidarsi del candidato e votare con "la pancia".
Probabilmente questo genere di elettori esiste in tutte le democrazie civili. Sono la fascia d'elettorato che si conquista a colpi di slogan e probabilmente rimangono anche più fedeli. Più tetragoni e stolidi nei loro convincimenti. Probabilmente ogni schieramento politico ha i suoi.
Certo se questi iniziano a diventare una percentuale rilevante del corpo elettorale, allora la musica cambia.
E può cambiare in modo inquietante.
Spero per il bene del nostro paese che il gentile ascoltatore di ieri sera sia un caso isolato. E che da queste parti ci si pregi, indifferentemente a quale schieramento si appartenga, di continuare ad usare la testa.
Stasera su RAI2 (5.. boh)
Toh! stasera su Voyager raccontano della diatriba tra Tesla e Edison. Avevo sintetizzato la cosa un po' di tempo fa qua e continuo a trovare questa storia interessante.
Questi due litigano ed è l'elefante a rimetterci la proboscide.
Al di la di questo, ho fatto un fioretto, per cui vi risparmio naturalmente i commenti su Tesla che riceve le proprie intuizioni dagli extraterrestri, il raggio della morte e il controllo climatico e un pò di altro ciarpame.
Rimane una domanda posta dalla trasmissione e alla quale mi sento in grado di rispondere: "Quali erano i segreti che Tesla conosceva per spiegare i propri esperimenti?".
Risponderei: "La fisica delle superiori". Bastava stare attenti in classe.
Chiaramente gli ideatori di Voyager, quel giorno, avevano "marinato".
Questi due litigano ed è l'elefante a rimetterci la proboscide.
Al di la di questo, ho fatto un fioretto, per cui vi risparmio naturalmente i commenti su Tesla che riceve le proprie intuizioni dagli extraterrestri, il raggio della morte e il controllo climatico e un pò di altro ciarpame.
Rimane una domanda posta dalla trasmissione e alla quale mi sento in grado di rispondere: "Quali erano i segreti che Tesla conosceva per spiegare i propri esperimenti?".
Risponderei: "La fisica delle superiori". Bastava stare attenti in classe.
Chiaramente gli ideatori di Voyager, quel giorno, avevano "marinato".
20 ott 2008
Un post per l'Europa
In particolare si sente da piu' parti il lamento su come in sede Europea non si faccia politica, ma solo burocrazia.
I mezzi d'informazione poi vanno a nozze con queste dicerie evidenziando le pecche e le storture del momento, l''abbandono dell'Italiano come lingua ufficiale oppure la rigidità della BCE ad affrontare la crisi economica.
La realtà tende però ad essere differente dal senso comune e i media, purtroppo, tendono a flirtare con il punto di vista dei lettori, a filtrare quello che non si sposa con la loro visione del mondo condivisa.
Per esempio nei giorni passati in pochi hanno fatto notare che l'EU aveva approvato degli standard anti inquinamento e di consumi piu' restrittivi rispetto a quelli auspicati dai costruttori di automobili.
Successivamente la commissione EU, aveva ribadito gli obiettivi relativi al taglio delle emissioni CO2 e della sostenibilita' energetica dello sviluppo. Tutto nell'ambito programma 20/20/20. Che richiede di tagliare del 20% le emissioni di CO2, utilizzare un 20% di energia in meno con tecnologie più efficienti, di aumentare del 20% la quota generata con energie rinnovabili.
Il tutto da raggiungere entro il 2020.
A mio avviso, definire, ribadire obiettivi sfidanti e riuscire a tenere il timone fermo in momenti difficili e' fare politica.
E' un modo di fare politica , lontano dal vuoto esercizio di potere, concreto, pratico e in grado di influire sulla vita delle persone. E' una politica attenta ai risultati concreti e poco disponibile a mercanteggiare con le lobby dei produttori.
Questi sono i fatti. Il resto sono chiacchiere.
Fa un po' specie che in questo contesto favorevole, ci siano comunque alcuni staterelli che combattono battaglie di retroguardia.
Chi scrive pensa che l'irrilevanza di tali staterelli sia legata al fatto che si ostinino a condurre battaglie di questo tipo. Battaglie motivate da un gretto interesse nazionale, prive di qualunque visione e respiro. Incapaci di suscitare negli altri paesi un qualunque tipo di interesse o di solidarietà, perchè privi di idee e di visioni. Ancorati e guidati da una politica di do ut des, vecchia e stantia.
Un esempio di questi starelli e' dato dall'Italia. Invece di percepire il programma 20 20 20 come una possibilita' per dare impulso alla propria industria e in generale per l'economia, il belpaese si e' messo a strepitare che un programma simile lo avrebbe condotto al lastrico.
Noi, la nazione che sovvenziona l'incenerimento dei rifiuti come se fosse una risorsa rinnovabile, dove i dubbi se buttare giu' le pale eoliche appena installate sono assolutamente legittimi, dove nonotante gli impegni presi 30 anni fa, non si è fatto niente per generare energia in modo svincolato dal petrolio.
Un paese che fa la voce grossa in commissione, solo per rappresentare le istanze della nostra industria piu' inquinante e tecnologicamente "povera".
Un paese che contemporaneamente, in modo assolutamente schizofrenico, decide di varare incentivi economici per le rottamazioni delle vecchie auto e dei vecchi elettrodomestici
Un paese che fa fronte comune con la Polonia, la nazione che da sola a fatto più danni alla compagine Europea dopo la guerra civile nella ex-Yugoslavia.
Vedere stasera la Prestigiacomo, ministro dell'ambiente Italiano chiedere in commissione che cosa avrebbero fatto l'India (l'India!), la Cina (la Cina!) , gli USA (!) su questo fronte, come se questi fossero i paesi guida di cui è necessario cercare il consenso.
Tutto questo mi sta facendo veramente vergognare dei nostri rappresentanti.
15 ott 2008
Cucù: la tv non c'è più!
Il governo, forse per rappresaglia nei confronti di una regione "Rossa", la Sardegna, effettuerà lo switchover al digitale terrestre entro la fine di questo mese.
Detto in altre parole, spegnerà da tutti i ponti ripetitori il vecchio segnale analogico, trasmettendo solo quello digitale. Quindi tutti gli utent della Sardegnai, paganti del canone ma non in possesso di decoder digitale terrestre, il giorno del cambio, finiranno al buio.
Ma che bella cosa.
Sinceramente non capisco il razionale di affrontare in questo modo e con queste tempistiche un passaggio così delicato. Per dare un'idea, i televisori con decoder digitale incorporato si vendono da poco più di un anno nei negozi e neanche tutti i modelli.
L'italia ha intenzione di completare il passaggio entro il 2010. Questo vuol dire che il mio televisore Sony, il recorder digitale, il vecchio VCR, diventeranno tutti inadeguati a recevere il segnale. Dovrò aggiungere uno scatolotto (il decoder) per far funzionare il televisore, ma come farò con il VCR e il recorder digitale, che sono apparecchi dotati di tuner televisivo?
Non lo so, almeno io avrò due anni per pensarci. I sardi invece pochi giorni.
Mi chiedo chi abbia preso la decisione di rendere di colpo obsoleti tutti gli apparecchi di un'intera regione. Non capisco perchè non si sia scelto uno switchover più dolce.
I vantaggi del digitale, sulla carta, saranno una gran quantità e non starò ad elencarli in questa sede.
Ma perchè fare questa operazione a tappe così forzate? C'e' la necessità di tagliare sui costi operativi della rete analogica? C'e' per caso da salvare un canale che altrimenti rischia di andare sul satellite?
Qua è possibile trovare un approfondimento (sole24ore) che però,a mio avviso risuona un pò troppo propagandistico. Sono assolutamente convinto delle superiorità tecnologica della piattaforma digitale (e anche di alcuni suoi difetti di cui nessuno parla).
Non mi convincono invece i mezzi e i tempi. Nel Regno Unito lo switchover avverà non prima del 2012. La mia impressione è che gli Italiani dovranno sborsare un bel pò di soldi per adeguare i pripri apparati. E questo cambio avverrà precipitosamente. Magari è solo una mia impressione.
E poi mi chiedo: Ma in Sardegna non si sono innervositi? Hanno realizzato che dovranno essere le cavie di questo esperimento nazionale?
Qualcuno ha qualche info in più?
Detto in altre parole, spegnerà da tutti i ponti ripetitori il vecchio segnale analogico, trasmettendo solo quello digitale. Quindi tutti gli utent della Sardegnai, paganti del canone ma non in possesso di decoder digitale terrestre, il giorno del cambio, finiranno al buio.
Ma che bella cosa.
Sinceramente non capisco il razionale di affrontare in questo modo e con queste tempistiche un passaggio così delicato. Per dare un'idea, i televisori con decoder digitale incorporato si vendono da poco più di un anno nei negozi e neanche tutti i modelli.
L'italia ha intenzione di completare il passaggio entro il 2010. Questo vuol dire che il mio televisore Sony, il recorder digitale, il vecchio VCR, diventeranno tutti inadeguati a recevere il segnale. Dovrò aggiungere uno scatolotto (il decoder) per far funzionare il televisore, ma come farò con il VCR e il recorder digitale, che sono apparecchi dotati di tuner televisivo?
Non lo so, almeno io avrò due anni per pensarci. I sardi invece pochi giorni.
Mi chiedo chi abbia preso la decisione di rendere di colpo obsoleti tutti gli apparecchi di un'intera regione. Non capisco perchè non si sia scelto uno switchover più dolce.
I vantaggi del digitale, sulla carta, saranno una gran quantità e non starò ad elencarli in questa sede.
Ma perchè fare questa operazione a tappe così forzate? C'e' la necessità di tagliare sui costi operativi della rete analogica? C'e' per caso da salvare un canale che altrimenti rischia di andare sul satellite?
Qua è possibile trovare un approfondimento (sole24ore) che però,a mio avviso risuona un pò troppo propagandistico. Sono assolutamente convinto delle superiorità tecnologica della piattaforma digitale (e anche di alcuni suoi difetti di cui nessuno parla).
Non mi convincono invece i mezzi e i tempi. Nel Regno Unito lo switchover avverà non prima del 2012. La mia impressione è che gli Italiani dovranno sborsare un bel pò di soldi per adeguare i pripri apparati. E questo cambio avverrà precipitosamente. Magari è solo una mia impressione.
E poi mi chiedo: Ma in Sardegna non si sono innervositi? Hanno realizzato che dovranno essere le cavie di questo esperimento nazionale?
Qualcuno ha qualche info in più?
13 ott 2008
Terror from the deep (the aftermath)
Un po' di persone mi hanno detto di aver trovato questa storiellina intrigante.Mentre la scrivevo di getto, lo scorso Febbraio, gli eventi erano ancora in corso ed era difficile distinguere tra i fatti e le illazioni.
A distanza di mesi, però, sono emerse alcune informazioni aggiuntive che potrebbero dare un senso a tutto questo.
Ricapitolando: All'inizio del 2008 una serie di guasti a cavi sottomarini isolò il medioriente dal resto del mondo. Furono stati necessari un po' di giorni per ripristinare la situazione normale. E durante il ripristino i collegamenti sia Internet che telefonici di tutta l'area, ma in particolare dell'Iran e dell'Irak, furono intermittenti.
Ora, per puro caso, questa settimana mi stavo chiedendo quali fossero i paesi che accettano valute differenti dal dollaro per comprare il petrolio.
Ho scoperto che attualmente ce ne sono due: il Venezuela e l'Iran.
Un tempo anche l'Iraq aveva annunciato che avrebbe utilizzato l'Euro per le negoziazioni in petrolio, poi ci fu l'invasione, e le cose cambiarono. Adesso il nuovo governo non sembra aver intenzioni di mettere in discussione quale sia la valuta corretta da utilizzare.
Di questi due paesi, il Venezuela e l'Iran, in particolare l'Iran aveva annunciato proprio l'8 Dicembre del 2007, l' intenzione di trattare il proprio petrolio in valute differenti dal dollaro.
In questo comunicato si preannunciava anche, per il 17 Febbraio del 2008, l'apertura della Borsa del petrolio Iraniano.
Effettivamente a Febbraio, nonostante i problemi legati alle interruzioni della connettività, la borsa di Kish venne aperta ufficialmente.
A questo punto se siete arrivati fin qua, vi siete fatti probabilmente una di queste due idee.
1) Che il taglio di 6 cavi in una settimana sia un evento fortuito.
2) Che effettivamente qualcuno si sia dato da fare sul fondo del mare, magari per compiere un atto intimidatorio.
Se siete della seconda idea, provate a chiedervi quale nazione possa avere l'interesse, le tecnologie e i mezzi per compiere questo lavoretto.
In un mondo caotico e multilaterale come quello odierno, anche il fatto di poter dimostrare di essere in grado di compiere un'operazione simile, è sicuramente un bel deterrente.
11 ott 2008
Sul correre in banca.
<disclaimer>Questo è un post catastrofista, astenersi gli ansiosi.
</disclaimer>
In queste ore ho sentito più di una persona combattuta dal desiderio di corre in banca e infilare i propri risparmi dentro il materasso.
Ecco vorrei buttare giù due righe per esprimere il mio pensiero sull'opzione materasso/corsa allo sportello.
Tenere i propri soldi in mano, può sembrare effettivamente rassicurante. Ma se si pensa un attimo alla fine le banconote da 10, 100, 500 euro, sono solo dei pezzi di carta.
Pezzi di carta che valgono qualche cosa perchè sono garantiti da una banca centrale, che a sua volta è garantita in fondo in fondo da quella che si chiama economia reale.
Ora in uno scenario in cui le finanze dei paesi sono pronte ad essere immolate sull'altare del salvataggio delle banche, quale può essere il valore nominale degli euro?
Mi sto riferendo naturalmente allo scenario peggiore, quello in cui una serie di banche iniziano a fallire con effetto domino e i risparmiatori si precipitano agli sportelli a ritirare gli euro.
Cosa posso comprare con una banconota da 50 eu se l'euro è svalutato di un milione di volte?
Effettivamente può esserci una crisi di liquidità, ma cosa può accadere se in questo frangente le banche si mettono a stampare banconote?
Non voglio darvi suggerimenti, voglio solo allegare alcune le immagini dell'inizio del secolo scorso.
5 Milioni di marchi, il necessario a comprare una pagnotta...

10 Miliardi, un paio di scarpe.
Riscaldamento domestico durante la repubblica di Weimar. Quando la banconote costano meno del carbone....
10 ott 2008
Il capitano sul ponte di comando...
Come un capitano sul ponte di una nave da battaglia, è li, nell'ora più nera ad esortarci a mantenere la calma e a non demordere. L'economia va in pezzi, ma non per questo dobbiamo lasciarci andare e perdere la speranza. Il futuro si prospetta nero ma noi siamo un paese ricco di risorse e ne usciremo.
Il neo ministro che ha ripreso da poco le redini del paese, dimostra ti avere la statura morale dello statista parlando direttamente alla sua nazione.
A quel punto ho avuto una sensazione di Deja Vu. Mi sono ricordato di un altro neo primo ministro, lui stesso nel 2001, mentre esortava il paese appena dopo l'11 settembre.
E poi me lo ricordo ancora a parlare per le vittime dello Tsunami.
E allora ho pensato:
Certo lui è l'uomo della provvidenza, il capo di stato che si è fatto da se. E' solo sfortunato. Tutte le volte che viene eletto succede qualche cosa.
Sarà anche unto dal signore, però forse che porta anche tanta sfiga!
Meno male che, nel frattempo, mentre monta la più grande crisi mondiale dal '29, la sinistra non si sgomenta e fa quadrato per la lotta sulla commissione di controllo della RAI. Adesso posso andare a dormire tranquillo.
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