Eccomi qua a smaltire l'immondizia di fine anno. L'umido da una parte, la plastica e le lattine dall'altra, poi la carta e infine il nero.
Devo confessare di provare un senso di colpa oscuro nei confronti della mia spazzatura. Qua nel condominio siamo tanti e vedo le tonnellate di immondizia che impilate nei loro contenitori, giorno dopo giorno aspettano di essere portate via. Immagino che alla fine dell'anno avremo, nel nostro piccolo, prodotto una montagna di rifiuti piu' grande del nostro condominio a sei piani.
Dove va a finire? chi se ne occupa? di chi diventera' il problema?
Il pensiero, mi angoscia un po'. So, razionalmente, ho la certezza ragionevole per dire, che sia impossibile smaltire e riciclare quello che separo. Nonostante tutto, ce la metto tutta per separe carta/vetro latta, separare nei contenitori la plastica dalla carta, la plastica buona da quella che non lo e'. Riprendo a volte mia moglie che da donna pratica, non separa con il mio stesso Zelo. Forse il senso di colpa che provo è colpa del'educazione cattolica. Alla fine si finisce sempre li. Per cui riciclo e separo più di prima. Oggi ho avuto un'illuminazione, no, il senso di colpa non c'entra. Questo in realtà è il mio piccolo rito privato per ingraziarmi il mio Dio della spazzatura. Ingraziandomelo, spero di differire il piu' possibile, il momento con cui dovrò confrontarmi con le montagne di spazzatura accumulate nella mia esistenza. Per cui, mi lavo la coscienza e separo.
1 gen 2007
3 dic 2006
Domenica Pomeriggio, L' Orologio del 10.000 anni
Questi sono veramente momenti oziosi, la quiete prima della tempesta settimanale. Sembra per un attimo di avere tutto il tempo dell'universo. Ho fatto un giro su Long Now, il sito, anzi la fondazione che incoraggia il "long term thinking". Brian Eno tra parentesi e' uno dei fondatori. Il progetto che più mi affascina continua ad essere: L'orologio dei 10000 anni. Un orologio completamente meccanico che possa tenere il tempo in modo preciso per i prossimi 100 secoli. Facile a dirsi. Ma questo orologio à stato pensato per poter essere mantenuto e riparato con strumenti sempilci. Quindi niente meccanismi atomici o al quarzo. Non deve possedere materiali preziosi per non essere a rischio di saccheggio, quindi non puo' contenere corindoni, tipo i rubini, per ridurre l'attrito. Non può contenere neppure metalli prezioni con scarso coefficente di dilatazione termica, come il platino. A questo si aggiunge il fatto che utilizzare ruote dentate per trasferire l'energia non e' un buon sistema. Gli ingranaggi si usurano e introducendo così un errore sistematico che in 10k anni può sballare i conti. E' facile rendersi conto che con questi vincoli, costruire una macchina simile, non sia per niente. Alla fine l'orologio, quando sarà terminato, dovrebbe assomigliare ad un calcolatore digitale meccanico. Il buon Babbage non avrebbe potuto che approvare.
2 dic 2006
Ira 2, seconda parte
Alla fine le ho trovate. 4 foto polverose recuperate dalla mia vecchia casa di Livorno. Qua non ho uno scanner e l'acquisizione è stata fatta con una camera digitale, e forse, sono venute ANCHE troppo bene. Qua,
Ira II era fondamentalmente un PC. La piastra madre, ridottissima per l'epoca, montava un 486sx. Il software di controllo era scritto in Turbo C++ Borland.

Ira II era fondamentalmente un PC. La piastra madre, ridottissima per l'epoca, montava un 486sx. Il software di controllo era scritto in Turbo C++ Borland.
26 nov 2006
Un sicuro successo!
E' arrivato lo Zune, l'Ipod killer by Microsoft. Questa recensione non e' esattamente entusiastica. Avoid e' il consiglio di sintesi. La causa a detta del redattore sta nel design completamente "music industry driven" . Rabbrividiamo.
Il giusto mezzo
Prendo spunto da questo articolino "Can a Manager Be a Techie and Survive?" di Computerworld. E' una domanda che, chi come me , quadro aziendale proveneinte con responsabilità operativo tecnologiche, periodicamente si fa.Come bilanciare e sviluppare le proprie competenze tecniche e manageriali in modo armonico? In realtà il tema dell'articolo è leggermente differente: Puo' un buon tecnico essere un buon manager? La tematica di fondo e' comunque quella. Manager o Tecnici? Una figura nega l'altra?
Cosa devo sapere, quanto devo approfondire, comprendere e far bene il mio lavoro. I risultati di una scelta polarizzata tra questi due estremi sono quotidianamente sotto i nostri occhi. Gestori di persone e di progetti immersi nel day by day tecnico che perdono quindi di vista le loro persone e le criticità, amate magari dai loro ma poco affidabili per le deadline. Oppure gestori sistemici manageriali, ricchi di project plan e gantt, ma assolutamente privi del terreno sotto i piedi, incapaci di "sentirsi in controllo" e alla fine diffidenti nei confronti delle proprie persone. La risposta dell'articolo finisce per essere quella che alla fine ci aspettiamo. Si! si può essere un buon Manager e un buon Tecnico allo stesso tempo e sopravvivere, basta usare il giusto dosaggio delle abilità disponibili. Facile a dirsi....
Cosa devo sapere, quanto devo approfondire, comprendere e far bene il mio lavoro. I risultati di una scelta polarizzata tra questi due estremi sono quotidianamente sotto i nostri occhi. Gestori di persone e di progetti immersi nel day by day tecnico che perdono quindi di vista le loro persone e le criticità, amate magari dai loro ma poco affidabili per le deadline. Oppure gestori sistemici manageriali, ricchi di project plan e gantt, ma assolutamente privi del terreno sotto i piedi, incapaci di "sentirsi in controllo" e alla fine diffidenti nei confronti delle proprie persone. La risposta dell'articolo finisce per essere quella che alla fine ci aspettiamo. Si! si può essere un buon Manager e un buon Tecnico allo stesso tempo e sopravvivere, basta usare il giusto dosaggio delle abilità disponibili. Facile a dirsi....
25 nov 2006
Mo è Colpa di Google?
Alla fine gli hanno beccati. Mi riferisco ai bravi ragazzi ripresi a pestare un loro compagno e postati su Google Video. Visto proprio stasera un bel servizio dei nostri TG nazionali sull'argomento. Il taglio era tutto impostato sul tema del controllo di materiale offensivo postato in rete. Cose già sentite, Internet uguale Far West et similia. Ma sono per caso l'unico a credere che proprio in questo caso i meccanismi di controllo della rete abbiano funzionato benissimo? Mi viene da pensare che i nostri Bulli con o senza Google il pestaggio lo avrebbero comunque commesso. Senza però la possibilità di rendersi belli dell'impresa, nessuno ne avrebbe saputo niente. E' stata la tentazione a rendere pubblico il gesto a tradirli. E' stato come se lo spirito della rete avesse assestato un colpo di judo a chi abusa della libertà disponibile. Non trovate?
29 ott 2006
Ira 2 che ira, Only the fittest survives! (Amarcord)
Dunque, tempo fa ripensavo a quando studente all'Università di Pisa partecipai alle prime gare di robotica organizzate all'ARS Lab del Sant'Anna. Tra il 94 al 95 o giu' di li del secolo scorso. Fu una bella esperienza. Ero in un team composto da altri Informatici come me e Ingegneri, tutti all'epoca abbastanza implumi e di buone speranze. Lo scopo della gare era di costruire un robot autonomo che fosse in grado di destreggiarsi in un labirinto e fare alcune cosucce, tipo individuare delle sorgenti di luce e suono e segnalarle. In funzione di quello che il robot riusciva a fare prendeva dei punti. Il robot che prendeva piu' punti, vinceva la gara. Alla fine non abbiamo vinto, ma ci siamo sicuramente divertiti. In particolare con grande spirito di impresa la nostra squadra era una delle poche che era riuscita a farsi sponsorizzare. Lo sponsor era niente po' di meno che MC Microcomputer. Rivista all'epoca egemone nel panorama editoriale Italiano. Con quei ragazzi ho perso i contatti e a distanza di anni mi piacerebbe avere notizie. La mia memoria e' ahime' un colabrodo, a distanza di 10 anni non ricordo piu' i nomi. Mi riprometto di andare a scavare per carcare qualche informazione.
Conto anche di aggiungere piu avanti qualche foto di IRA. Nel frattempo chi avesse notizie...
Dunque, tempo fa ripensavo a quando studente all'Università di Pisa partecipai alle prime gare di robotica organizzate all'ARS Lab del Sant'Anna. Tra il 94 al 95 o giu' di li del secolo scorso. Fu una bella esperienza. Ero in un team composto da altri Informatici come me e Ingegneri, tutti all'epoca abbastanza implumi e di buone speranze. Lo scopo della gare era di costruire un robot autonomo che fosse in grado di destreggiarsi in un labirinto e fare alcune cosucce, tipo individuare delle sorgenti di luce e suono e segnalarle. In funzione di quello che il robot riusciva a fare prendeva dei punti. Il robot che prendeva piu' punti, vinceva la gara. Alla fine non abbiamo vinto, ma ci siamo sicuramente divertiti. In particolare con grande spirito di impresa la nostra squadra era una delle poche che era riuscita a farsi sponsorizzare. Lo sponsor era niente po' di meno che MC Microcomputer. Rivista all'epoca egemone nel panorama editoriale Italiano. Con quei ragazzi ho perso i contatti e a distanza di anni mi piacerebbe avere notizie. La mia memoria e' ahime' un colabrodo, a distanza di 10 anni non ricordo piu' i nomi. Mi riprometto di andare a scavare per carcare qualche informazione.
Conto anche di aggiungere piu avanti qualche foto di IRA. Nel frattempo chi avesse notizie...
5 mag 2003
Michael Moore, Stupid White men
COme qualcuno ha scritto Micheal Moor e' Agnoletto, Nanni Moretti, il Gabibbo e Caserini tutti assieme. Questo peroì non gli ha impedito di scrivere questo libro arguto e divertentissimo sui danni creati ad una America da parte di una classe politica corrotta e avida. Il libro e' composto da una serie di discorsi tenuti da Moore in varie occasioni. Ce ne e' per tutti, il partito repubblicano, la cricca che ne ha preso il controllo, l'aggressione all'Iraq, l'insipiente partito democratico, i brogli della florida con l'elezione contestata di Bush, e la parte attiva avuta da Moore stesso nell'ultima elezione a fianco di Ralph Nader, tutto questo sullo sfondo di una middle class americana che si sgretola contro insieme al welfare state. Il libro e' scritto in modo arguto, questo evita che si formi sul lettore un senso cupamente catastrofico, cosa che avviene con opere simili di Gore Vidal, altro autore fortemente "antagonista". Il tono di Moore riecheggia del mordente umorista del migliore Woody Allen, con una visione sociale ed impegnata che quest'ultimo non ha mai avuto. Il libro nonostante la scritta in quarta copertina dell'edizione Italiana non arriva a commentare gli ultimi sviluppi della guerra in Iraq, e' infatti stato scritto prima. Nonostante questo offre anche ad un povero italiano la possibilita' di ascolare una delle voci piu' impegnate e rappresentative di una certa America contro dei nostri giorni.
COme qualcuno ha scritto Micheal Moor e' Agnoletto, Nanni Moretti, il Gabibbo e Caserini tutti assieme. Questo peroì non gli ha impedito di scrivere questo libro arguto e divertentissimo sui danni creati ad una America da parte di una classe politica corrotta e avida. Il libro e' composto da una serie di discorsi tenuti da Moore in varie occasioni. Ce ne e' per tutti, il partito repubblicano, la cricca che ne ha preso il controllo, l'aggressione all'Iraq, l'insipiente partito democratico, i brogli della florida con l'elezione contestata di Bush, e la parte attiva avuta da Moore stesso nell'ultima elezione a fianco di Ralph Nader, tutto questo sullo sfondo di una middle class americana che si sgretola contro insieme al welfare state. Il libro e' scritto in modo arguto, questo evita che si formi sul lettore un senso cupamente catastrofico, cosa che avviene con opere simili di Gore Vidal, altro autore fortemente "antagonista". Il tono di Moore riecheggia del mordente umorista del migliore Woody Allen, con una visione sociale ed impegnata che quest'ultimo non ha mai avuto. Il libro nonostante la scritta in quarta copertina dell'edizione Italiana non arriva a commentare gli ultimi sviluppi della guerra in Iraq, e' infatti stato scritto prima. Nonostante questo offre anche ad un povero italiano la possibilita' di ascolare una delle voci piu' impegnate e rappresentative di una certa America contro dei nostri giorni.
29 apr 2003
Quasi finito di leggere "Patter Recognition". Ritornano alcuni temi gia' visti in precedenti opere. Ne cito alcuni. La forma d'arte misteriosa. La ricerca di un artefice che poi si scopre non essere quasi consapevole delle proprie creazioni (come in Conte Zero). E' sempre presente la fascinazione per il Giappone e l'Europa visti come specchi deformanti per la realta' americana. Comunque il libro e' gradevole, non c'e' una grande suspense, e forse questa e' la sua pecca principale, ne ha una convergenza turbinosa verso un finale, come in altri suoi racconti. Gli spunti che pero' si incontrano sono innumerevoli e geniali come sempre. L'allergia per i loghi mostrata dalla protagonista e' uno di questi. Consiglio una letta...
23 apr 2003
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